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Investire in borsa è per tutti?

investire in borsa

Investire in borsa richiede una grande maturità psicologica e dei comportamenti adeguati, oltre che una sufficiente preparazione tecnica. Pertanto, la maggiore età non sembra essere un requisito sufficiente per investire in borsa con la consapevolezza e le conoscenze necessarie.

Negli ultimi anni è stata sviluppata una materia specifica che studia i comportamenti degli investitori: la finanza comportamentale. Oggetto della finanza comportamentale è lo studio dei comportamenti degli investitori e dei sentimenti e delle emozioni che intervengono nel processo di scelta degli investimenti da effettuare.
Soprattutto per chi vuole investire in borsa, è particolarmente utile comprendere quali possano essere gli errori che si possono commettere quando si incomincia l’attività di investimento. La finanza comportamentale suggerisce anche delle possibili soluzioni ai comportamenti sbagliati, motivati da emotività o inesperienza. Oggi questa disciplina si sta via via affinando, e se ne riconosce, al di là del mondo accademico, una indubbia utilità pratica.

Valutare la propensione al rischio per capire come investire in borsa.

Una grande attenzione viene data dalla finanza comportamentale alla propensione al rischio, ritenuta dal carattere variabile, al contrario della teoria economica classica che afferma questa sia una costante e non muti nel tempo, qualunque segno abbia (positivo, negativo, neutro).

L’atteggiamento variabile verso il rischio differisce, in particolare, se la valutazione di chi vuole investire in borsa riguarda possibili guadagni o ipotetiche perdite.
Gli individui, inoltre, attribuiscono un peso maggiore agli eventi con esito certo che a quelli ritenuti incerti, quindi un evento ritenuto certo consegue un impatto psicologico maggiore di quello relativo a un evento probabile.
Se l’avversione al rischio è una variabile il rischio allora si caratterizza per diverse dimensioni, quali la probabilità di una perdita e la volatilità dei rendimenti. Tuttavia le rappresentazioni del rischio solitamente forniscono una visione parziale di come si percepisce il rischio negli individui, sia in relazione a investitori non professionisti che a professionisti dell’investimento e, a maggior ragione, ai neofiti.

La finanza comportamentale afferma che le modalità di presentazione di una questione è stato accertato siano capaci di influenzare le relative scelte degli individui. Ciò implica che una parte che solleva una questione può, volendo, influenzare le scelte di un’altra parte a cui spetta, invece, la risoluzione della questione stessa. In sostanza, si possono manipolare le scelte presentando opportunamente un problema. Nella finanza ciò può accadere quando si effettuano le comunicazioni al pubblico nella vendita di prodotti e servizi finanziari, destinate a chi deve investire in borsa.
La manipolazione avviene, classicamente, attraverso l’uso del linguaggio e la scelta di particolari accenti enfatici quando si descrivono i prodotti o si indirizza l’attenzione del pubblico su aspetti specifici, non necessariamente importanti, spesso alterando semplicemente l’ordine in cui vengono presentati.
Quando si va ad investire, inoltre, gli individui non sempre si comportano in maniera razionale né mostrano “onniscienza”. Pertanto, è facile che incorrano in errori, dovuti soprattutto all’utilizzo di regole che facilitano le decisioni di una certa complessità.
Per evitare tali errori è importante comprendere come questi ultimi si determinano durante il processo decisionale.

Gli errori degli investitori.

Gli errori comunemente commessi dalla maggior parte degli individui quando investono possono essere:

  1. di carattere cognitivo;
  2. di carattere emozionale.

Gli errori si traducono in comportamenti e pregiudizi, già nella fase che precede la valutazione e il giudizio. La finanza comportamentale ritiene particolarmente rilevanti l’iper-ottimismo e l’eccesso di sicurezza, che impediscono di compiere scelte razionali. Sappiamo tutti come questi due pregiudizi siano particolarmente sviluppati nelle persone giovani.

Chi incomincia a investire in borsa, ancora, può commettere altri errori tipici, quali:

  1. errori attributivi;
  2. errori a posteriori (del “senno di poi”).

Negli errori attributivi si tende a dare la colpa ad altri per errori di scelta commessi, compiacendosi di sé, invece, se le decisioni hanno dato buon esito.
Negli errore a posteriori, invece, si tende a ritenere che un esito sia scontato e prevedibile al momento della decisione anche se questo, notoriamente, sia individuabile solamente a posteriori. Quando si fanno investimenti, spesso un individuo si mostra certo di esiti che, in realtà, certi non lo sono affatto.

Errori dati dall’emotività.

Altri errori che intervengono nel processo di scelta degli investimenti sono quelli cd. emozionali, rilevanti soprattutto per chi inizia a investire in borsa. Un’emozione di impatto massimo è il rimpianto, cioè il disagio che si prova sapendo di avere fatto una scelta sbagliata, solitamente a posteriori. A priori, invece, agisce la paura di prendere una decisione non giusta, che verrà poi rimpianta. Un’altra emozione di intensità più bassa delle prime è il rammarico, in cui ci si duole di non aver preso una decisione in seguito rivelatasi giusta.

In seno agli errori emotivi, ancora, la finanza comportamentale pone l’avversione alla perdita certa. Un individuo, dovendo scegliere tra lanciare una moneta, in cui all’uscita della “testa” vince 100 euro, e all’uscita della “croce” non vince niente, o prendere 50 euro senza fare nessun gioco rischioso, quasi sempre preferisce la seconda opzione, mostrandosi avverso alla perdita certa. Anche chi intende investire in borsa si comporta in questo modo, giustificandosi, in tal modo, le preferenze per investimenti più sicuri.
Infine, ricordiamo che per investire in borsa è assolutamente indispensabile un’accurata preparazione tecnica.

Ad ogni modo, a chi inizia a investire in borsa, si suggerisce di leggere qualche testo in merito agli investimenti in borsa e alla finanza comportamentale, per distinguere le “trappole” in cui si può cadere quando si investe. Con una certa conoscenza in materia si potrà investire con una maggiore consapevolezza, compiendo azioni supportate da considerazioni razionali più che emotive.

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